domenica, settembre 13, 2009

Oh, merda, merda, merda.
Manca precisamente una settimana, e io sono qui a casa che guardo questo schermo con le foto dei miei amici e mi sento una specie di elefante obeso sul torace.

Non riesco ancora a realizzare pienamente.

Solo in alcuni istanti è come se ci fosse un gigantesco flash allora mi sento tutte le emozioni insieme. Paura principalmente. Una paura così grande che tante volte mi chiedo chi cazzo me lo fa fare e penso che in realtà è uno scherzo, è solo tutto uno scherzo e forse domattina mi sveglierò per andare a scuola come tutti gli altri anni della mia vita. Che continuerò ad uscire il sabato sera e ad andare alle cantine e agli imbarchini che quando non saprò cosa fare li chiamerò al telefono, perchè tanto i numeri li so a memoria.

Ma certo che è uno scherzo. Voglio dire, non è possibile. Non ora. Diamine, non ora.
Merda, Merda, Merda. Ho una paura tremenda.
Merda.

E' tutto uno scherzo. Sono sicura che in realtà domani reinizio il liceo, oppure qualcuno mi ha iscritta di nascosto a medicina passandomi anche il test, o anche solo a lettere. Magari domani mi sveglio e sono una studentessa di architettura, magari domani mi sveglio e scopro che in realtà non è mai successo niente, che è tutto normale come al solito. Che tutto procede come deve procedere. Domani mattina alle 7 e un quarto mia madre mi scuoterà il piede dicendomi che sono in ritardo. Potrei essere una studentessa di quasiasi cosa, scienze politiche magari o forse psicologia. Giurisprudenza? Economia? Perchè no?

Questo tempo mi sta scivolando via dalle mani come una saponetta...




I'm not here
This is not happening

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mercoledì, agosto 19, 2009

In queste buie stanze dove passo
giornate soffocanti, io brancolo
in cerca di finestre. Una se ne aprisse,
a mia consolazione. Ma non ci sono finestre
o sarò io che non le so trovare.
Meglio così, forse. Può darsi
che la luce mi porti altro tormento.
E poi chissà quante mai cose nuove ci rivelerebbero.




Ci sono quasi un miliardo di cose che girano nella mia testa e sbattono sulle pareti come le molecole dei gas sotto pressione contro il contenitore. Agosto è un mese di merda. Giornate infinite a farsi appiccicare le cosce l'una all'altra, aspettando che succeda qualcosa. Sono otto giorni che attendo, che spero che arrivi un'illuminazione, che spero ci sia una finestra. Ma le finestre non ci sono, o forse sono io che non le so trovare.

Attraverso una finestra potrei vedere la soluzione a quelli che ormai mi sembrano dialleli senza senso. Conosco a memoria i pro e i contro di ogni opzione, potrei ripetermeli in testa in un mantra senza fine. Li ho esaminati così tante volte che ormai non significano più nulla. Le scelte che posso prendere mi sembrano tante diverse fotografie di ghiaccio, delle polaroid immobili e fredde. Attaccate su un muro davanti a me. Come se fosse quel gioco a premi dove hai davanti tre porte e il conduttore ti dice che dietro a una delle tre c'è il Porsche, ma dietro le altre due c'è una capra. E tu devi decidere.

Io la mia porta l'ho scelta, sono sul punto di fare forza sulla maniglia e spalancarla e vedere cosa c'è dentro, se il Porsche o la capra (o magari una normale Panda), e proprio quando mancherebbe un centimetro a far scattare il perno, a far aprire la serratura, mi giro indietro e mi metto a fare un riesame di tutte le possibilità, le ramificazioni, le scelte alternative che avrei potuto, avrei dovuto prendere.

Allora ritraggo la mano dalla maniglia, come scottata, me la porto alla bocca e poi mi copro gli occhi. Sto lì ferma e respiro. Con gli occhi chiusi e pure la bocca chiusa, solo col naso. E' come se avessi soltanto più un mese di tempo per tutto, e avessi l'agenda piena di ultime volte e dovessi decidere bene come amministrarle, cosa è opportuno fare per l'ultima volta e cosa no. E' come se fossi già in ritardo. Come se partissi con almeno qualche chilometro di marcia da recuperare.

Io non lo so se faccio bene a prendere e partire. Perchè l'esterofilia, perchè i luoghi comuni, perchè cosa cambia, perchè tutto quello che lascio, perchè tutto questo, la mia casa, la mia famiglia, il mio gatto, la mia città, i miei amici, i miei ricordi. Tutto per cosa? Mi sembra di non saperlo più neanche io. Mi sento risuonare in testa ossessivamente le frasi "Chi non sa cosa fare della propria vita si va a sbattere a Londra" e "Se vuoi uno stipendio fisso, i vestiti di marca, allora stai facendo una cazzata". Ma io cosa ci faccio a questo bivio?
Avrei dovuto saperlo io che non avrei saputo decidere
Io NON SONO CAPACE

Mi manca la terra da sotto i piedi

Non adesso
Non voglio sentire parlare di addii

Meglio se non ci saranno finestre, meglio se non ci sarà luce, io quasi quasi resto qui con la mano davanti gli occhi a farmi scorrere la vita addosso, a perdere occasioni. Immobile. A lasciar passare altro tempo su situazioni che penso verranno curate e spurgate soltanto dall'intervallo, dal non intervento. Ma queste sono vigliaccherie: una persona normale sa che cosa vuole.
Io non lo so. Io non so che cosa voglio per me, non so cosa voglio per il mio futuro, per il mio presente.

E il tempo continua a inseguirmi e a mangiarmi la punta delle orecchie.
Aiutami tu. Accoglimi. Aiutami tu

I wanna take a bath with you
And wash the chaos from my skin

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domenica, maggio 03, 2009

Inspiro forte e provo a fare ordine.
Quest'ultimo periodo è stato grigio, grigio bianco, quasi incolore. Non è stato nè felice nè infelice ed è questa la cosa che mi sembra mangiarmi l'entusiasmo dallo stomaco. Questa frustrazione che distrugge ogni prospettiva. Mi sveglio stanca ed affamata, che piova o che ci sia sole c'è sempre un motivo per lamentarsi, e c'è sempre qualcosa per cui sono insoddisfatta. E non so se sia giusto così, se io davvero mi meriti di più di questo limbo, se mi meriti per davvero una felicità di quelle che ti riempiono e ti fanno sentire enorme e forte o se sono io che non so accontentarmi di nulla, e che continuerò tutta la vita a desiderare sempre qualcosa di più, fino a che guardandomi indietro mi renderò conto che non avrò saputo vivere niente perchè sono sempre stata ad inseguire qualcosa di più perfetto, non lo so, non lo so. So che questo presente non mi basta, che vorrei venisse un vento caldo a cancellare ogni incertezza e mi permettesse di ricostruire tutto a partire dalle fondamenta di me stessa, vorrei che cancellasse quest'umidità e l'incertezza che mi pesa sul torace. Vorrei essere capace di amare senza riserve, di nuovo, e invece mi trovo in petto solo sentimenti asfitici e trattenuti, sentimenti che spaccio per sesso, scopate che non mi servono ma che mi giustificano agli occhi del popolo, vorrei che tutti questi equilibri precari si rompessero e mi permettessero di sbilanciarmi entusiasta, vorrei che succedesse qualcosa ma invece non succede mai niente, è sempre tutto uguale e le cose non cambieranno mai e non c'è niente che possiamo fare, ci teniamo questo nostro affetto malato e mutilato e doloroso. Vorrei poterlo trasformare, gonfiare oppure uccidere per sempre e invece non sono capace di fare nessuna delle due cose e allora mi tengo tutto così, a metà, penzolante, mi tengo sentimenti a metà, ormoni a metà, decisioni a metà.
Non lo so se è paura di rimanere da sola, se non oso confrontarmi con me stessa e basta, non so nemmeno in che misura questo c'entri con la fine del liceo e con il conseguente smarrimento esistenziale. E vogliamo parlare pure di questo? Parliamone. Sono paralizzata. Non so cosa fare della mia vita e vorrei rimanere liceale a vita, con i compiti di greco e i test su un capitolo di scienze. Sono completamente, irrimediabilmente paralizzata nelle scelte. Sono terrorizzata all'idea di prendere e partire, chissà per quanto, per una Londra che rischia di essere tutto fumo e niente arrosto, sono terrorizzata all'idea di prendere la scelta sbagliata e compromettere il mio futuro, ho paura a studiare lettere e a finire a insegnare in una scuola media quando volevo fare la giornalista o l'editrice, ho paura a studiare lettere e a lasciarmi sfuggire un futuro da medico, stipendio fisso (che poi è tutta da vedere), casa al mare e vestiti di marca. Ho l'impressione di non avere nessuna certezza, nessun motivo per restare qui a Torino se non l'affetto enorme per i miei genitori e casa mia (in senso lato, queste quattro mura come anche la familiarità con buona parte della toponomastica torinese, i suoi paesaggi "provinciali" e bellissimi), ma anche nessun motivo per andare via. Mi dicono "per fare un'esperienza". Ma che esperienza? Ho paura di sprecare il mio tempo, ho paura di fallire, di buttare all'aria un anno. E d'altra parte, se non vado, quando salirò le scale di palazzo nuovo, sentirò il peso di tutte le facce da salutare e l'idea che forse una capatina, giusto per provare, nella grande metropoli, si poteva fare. Ho paura, ho paura perchè non mi sento abbastanza intelligente e geniale per sfondare con la scrittura qui in Italia, figuriamoci in un paese estero con una lingua che non è la mia, nella quale non riesco ad esprimermi come vorrei. Ho talmente paura che vorrei dormire tutto il giorno e basta. Io questa scelta NON voglio prenderla. Ma eluderla non servirà ancora a lungo, se non voglio far incancrenire il tutto come anche è stato con Lorenzo, che non ho più saputo nè amare nè odiare ma solo possedere, stringere il più forte possibile a me perchè non se ne andasse via. Respiro a fondo e provo a mettere in ordine.
Prima o poi dovrò farlo, perchè non varrà più la scusa che il tempo risolverà tutto, dovrò guardare in faccia tutte queste cose e dire si o no, abolire dal mio vocabolario delle risposte il Ni.
Quante volte ho fatto professione di coraggio, quante volte ho detto che volevo buttarmi a capofitto nella vita? Eccola qui la nostra cuordileone: a piagnucolare davanti a uno schermo sulle stesse questioni che si trascina dietro da un anno e mezzo buono. Complimenti cuordileone, un'ottima prova.

Però io lo giuro ci ho provato. Mi sforzo da una vita per farcela ma mi sembra di cercare di nuotare nell'aria senza spostarmi di un millimetro.


and you might say it's self-indulgent
and you might say it's self-destructive
but, you see, it's more productive
than if i were to be happy

(...)
i'm tried bandages and sinking
i've tried gloves and even thinking
i've tried vaseline
i've tried everything

makes me want to give myself a beating


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giovedì, aprile 02, 2009

Ogni volta che riapro questa pagina dopo una lunga assenza mi interrogo sull'opportunità di recuperare il tempo perduto, e fare un riassunto di tutto quello che mi è successo, o lasciare perdere, lasciare che tutte le cose che ho saltato affoghino nella smemoranza, che si confondano nella nebbia dei ricordi indistinti. Se sia meglio rianalizzarli, seppur forzatamente e superficialmente, con uno scrupolo che più di zibaldone di pensieri sa di archivio storico, album fotografico, rimedio allo scorrere via di tutto.
Però questa volta non ce la faccio, raccontare quello che è successo con lo stato d'animo di ora falserebbe ogni cosa. Forse verrà il tempo. Forse verrà il tempo in cui vi racconterò come ci si sente quando l'università in cui ormai hai iniziato a credere ti scrive solo "Your Application has been rejected", forse vi racconterò di che senso di vuoto, di fallimento ti resta dentro, di come ti senti stordito e di come sai solo chiederti "e adesso? e adesso, cosa faccio?" perchè nell'ultimo periodo era una strana speranza anche controversa e dolorosa alla quale ti eri aggrappata, perchè era il progetto in cui avresti potuto finalmente dimostrarti che sei all'altezza di qualcosa. Forse vi racconterò di come è stato andare a Londra con le mie migliori amiche, di come è stato bellissimo ma pungente, forse verrà il tempo in cui racconterò della Tunisia, e dell'ultima gita del liceo, di come ci si sente quando ormai hai la percezione che...tutto stia finendo, che ti sia sfuggito dalle dita così in fretta, che il tempo passa e ti viene il terrore che tutto questo micromondo che ci siamo creati, così confortevole, esploderà, e anzi, ne ho la certezza, ma voglio aggrapparmi ad alcuni di voi come ancore, ancore per non perdermi in questo mondo così grande, così grande che mi fa paura, così grande che non mi sento mai pronta, mai all'altezza. Forse vi racconterò di come ora che ho la percezione di non essere in grado di gestire una qualsivoglia vita sentimentale ordinaria, di come mi sento ora che sono di nuovo in una terra di mezzo, in un limbo senza nome che mi sbatacchia di qua e di là.

E invece l'unica cosa di cui mi sento di raccontare è di me, di come mi sento ora, di come vivo ora. E' talmente difficile che a volte mi viene da lasciar perdere perchè le parole non mi escono, mi fermo, spalanco la bocca ma le labbra restano sospese a mezz'aria e non ne esce niente. Sembra una specie di singhiozzo silenzioso, un conato irrisolto. Io... io credo di non riuscirci più. A parlare di me sinceramente. E' perchè ne ho parlato così tanto, così spesso, che ormai quello che penso di sapere su di me si è mischiato irrimediabilmente a quello che gli altri hanno considerato a proposito, ed è tutto solo un autocensurarsi, cercare di essere il meno fastidiosa e noiosa possibile, farcela da sola, gestirmi i miei problemi. E poi quando dico che non voglio far pesare i miei problemi sugli altri mi chiedono "perchè, tu hai dei problemi?" e io sono costretta ad ammettere che di veri problemi non ne ho, allora forse ha ragione Lorenzo, la verità è che io i problemi me li invento perchè ho bisogno di stare male, perchè non voglio essere felice, e forse è vero, forse ha ragione anche Memo a dire che sono egocentrica e allora la verità è che la mia testa mi crea dal nulla problemi che non esistono solo per poter soffrire e in questo modo stare al centro dell'attenzione di tutti ma diavolo diavolo quanto fa male, mi fa male ammettere queste cose e mi fa male perchè io sento sento il bruciore e pensare che è tutto solo una megalomane invenzione mi svilisce IO NON MI INVENTO TUTTO, a volte penso che forse sto semplicemente impazzendo, che diventerò integralmente paranoide e che mi starà bene perchè me la sarò cercata, ed altre volte invece penso che per me tutto è più difficile perchè ho una gestazione dei dolori superiore a quella delle altre persone, io li covo, li maturo, li cullo in me per tempi biblici, non riesco a privarmene. Perchè altrimenti ora dovrei non essere felice?
Che cosa mi impedisce di essere felice?
E allora mi rispondo, in culo a qualsiasi autocensura, penso di non essere felice per i miei sensi di colpa che mi portano a non sapermi più affezionare, abbandonare a nessun amore vecchio o nuovo che sia, per questo vivere in punta di piedi, per questo non sbilanciarmi più, per questo non sapermi spalancare e stare sulla difensiva, sto male perchè mi sono chiusa come un riccio e a nessuno viene voglia di togliermi questa maledetta corazza che mi sembra soffocarmi ma poi in realtà penso che me la sono messa io e che è giusto così, ho voluto mettermela io e gli altri non possono indovinare da soli cosa vorrei che facessero, penso che sto male perchè non riesco a non pensare di non avere le carte giuste, di essere sempre inferiore agli altri, perchè Memo è talentuosa intelligente diligente geniale volenterosa impeccabile, e Cecilia è bellissima, spontanea, musa ispiratrice, e Kiki è matura, responsabile, non si fa affondare da nulla e tira avanti a testa bassa in situazioni molto più difficili da questo mucchio di puttanate che penso di poter ritenere motivi validi per chiudermi nel mio silenzio, consumarmi nel mio muso lungo, persino tutte le altre ragazze - in particolare (...) - mi sembrano più belle, più capaci, più simpatiche di me e io questa cosa dopo un po' non riesco più a tollerarla. E allora ditemelo, ditemelo anche voi che questi non sono motivi validi, che sono tutte proiezioni inutili dettate dalle mie manie di protagonismo e vittimismo
In fondo è quello che dovete dirmi
perchè non mi si può dire nient'altro in questa finta situazione
e se non lo dite allora mentite

e, affanculo, che scena patetica

Sono i miei fantasmi i miei fantasmi che continuano ad ulularmi addosso e i fantasmi fanno una paura tremenda ma NON ESISTONO, NON ESISTONO, NON ESISTONO (ed è questo che mi dà questa rabbia, questa frustrazione, che tutto questo non è consistente, non esiste)



YOU KNOW YOU GOTTA HELP ME OUT
HELP ME OUT
HELP ME OUT
HELP ME OUT


Lasciami Ricominciare a Camminare a Passi più Decisi

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domenica, febbraio 15, 2009



Mi sento come dentro una gigantesca libreria. Stordita dalla quantità enorme di scelte che posso prendere. Mi aggiro tra gli scaffali disorientata, guardando le pareti ricoperte di copertine e i colori luminosi mi allettano e terrorizzano insieme. Ovunque guardi vedo solo libri e libri e sono talmente tanti che inizio a andare prima verso l'uno, poi verso l'altro, poi a tornare sui miei passi, tenerne in mano 5 o 6 per volta, poi posarli tutti, come scottata, posare lo sguardo su mille titoli e non avere neanche la costanza di leggere tutte le quarte di copertina, scorrere due righe distrattamente. Non riuscire a decidere che libro voglio.

Sono in preda alla paralisi decisionale.

Come sempre d'altronde. Per me prendere delle decisioni è sempre stata una tra le cose più complicate al mondo. Ma questa volta è proprio paralizzante. Non voglio neanche guardare in faccia la realtà del mio futuro perchè mi fa troppa paura. Il mio futuro mi fa paura, sceglierlo da me mi fa paura. Mi sento proprio come sabato pomeriggio dentro la libreria Luxemburg. Mentre guardavo tra le mie mani quattro libri ed ero talmente spaventata da non saper neanche decidere quale tra quelli volevo comprare, e farfugliare al telefono con Giacomo dicendo "Non lo so, non so quale scegliere, mi sa che me ne vado a casa". Fuggo, e fuggo, e rimando le decisioni ma prima o poi dovrò prenderle, per forza.

Io ci sto provando a cambiare. Con tutta la forza possibile. Ho dato un taglio netto. A un sacco di cose. Ai capelli, alle mie paure e in parte anche ai miei difetti. Ho cambiato persino template. Non posso negare di essere soddisfatta di me e di come sono stata brava, di come ce l'ho fatta. Eppure, simmetricamente, ora non riesco a pensare ad altro che non sia che in realtà rimango una mediocre che pur agitandosi e sbracciandosi non riesce a fare il vero e proprio salto di qualità. Ho paura che abbiano ragione i Killers, e che "These Changes ain't Changing me". O forse non devo mettermi fretta, e devo farmi i complimenti, prendere quello che riesco a fare e apprezzarlo, per quanto io non sia ancora perfetta. O per quanto non lo sarò mai. Il fatto è che dei palazzi di titanio non se ne fa niente nessuno. Io voglio essere una casetta calda e accogliente, col tappeto e il caminetto e il gatto sul sofà, ma avere fondamenta solide, per non lasciarmi mai abbattere del tutto.

Alzare il volto e non avere paura del futuro che verrà. E' questo quello che devo fare. Anche se è difficilissimo. Avere la forza di decidere, con la consapevolezza che nessuna decisione è definitiva se non vuoi che lo sia. Ci devo provare. Devo sbattere il muso contro qualche muro, lanciarmi, spingere sui muscoli, sforzare le gambe.
Correre.
Correre velocissimo e chiudere gli occhi.
Saltare e sbattere il corpo, sentire le braccia che si staccano. Essere elettricità.

E allora riuscirò a superarmi, a tuffarmi senza timore nella vita e affondarci fin sopra la testa, e riuscirò a farmi sommergere dalla felicità, a poggiare la mia birra su un sottobicchiere verde.

Doug guardò l'amico per un attimo, poi rise - una risata breve, triste - e disse: "Non vuoi proprio farlo, vero?"
"Fare che cosa?"
"Non vuoi uscire. Non vuoi prendere la vita per la gola e darle una bella scrollata. Non lo farai mai, vero Benjamin? Non correrai mai rischi. Qualcuno ti offre un modo per andare via da questo posto di merda per due giorni, e andare a vedere succedere qualcosa, succedere, davvero, ma no, tu non vuoi. Tu preferisci startene a casa con il babbo e la mamma e... non so, mettere la tua stupida collezione di dischi in ordine alfabetico o roba del genere. Assicurarti che i Soft Machine vengano prima degli Starckridge."

Devo farcela. Devo prendere la vita per la gola e darle una bella scrollata. Lo devo a me stessa, lo devo a Benjamin. Per tutte le volte che ho preferito starmene a casa con il babbo e la mamma a mettere la mia stupida collezione di dischi in ordine alfabetico, assicurarmi che i Soft Machine venissero prima degli Starckridge. Devo farcela.

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